bottegafilosofica - Ecoliteracy diffusa! E' urgente

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Fritjof Capra definisce l'Ecoliteracy scrivendo "La grande sfida del nostro tempo è quella di costruire e coltivare comunità sostenibili [...]

Il primo passo in questo sforzo è quello di comprendere i principi di organizzazione che gli ecosistemi hanno sviluppato per sostenere la rete della vita. Questa comprensione è ciò che noi chiamiamo alfabetizzazione ecologica (ecoliteracy). Creare una tale competenza ecologica diffusa sarà il compito più importante assegnato alla formazione in questo secolo".

Ecoliteracy quindi significa sviluppare quella comprensione profonda delle interazioni tra sistemi naturali e sistemi umani necessaria per cominciare a cambiare i sistemi umani - in particolare l'economia, la finanza, la produzione e il consumo del cibo, la gestione dei rifiuti, i modi dell'abitare, i trasporti, l'energia - in modo da vivere bene in modo sostenibile e, allo stesso tempo, mantenere e migliorare la salute dei sistemi naturali e la diversità della vita.

Che la nostra società non sia sostenibile è evidente in tanti modi. Questo dipende dal fatto che, nella maggior parte dei casi, si punta all'ottimizzazione di uno o pochi aspetti di un sistema senza riuscire a guardarlo nel suo complesso. Imparare a pensare e sentire il senso della nostra esistenza all'interno di una visione del mondo eco-logica - e non ego-logica - è un impegno grande, ma iniziare questa tras-formazione non è mai stato così importante come nel momento attuale.

Dobbiamo cambiare, a livello sia individuale che collettivo, il nostro rapporto con la natura e il nostro modo di studiare la scienza, l'economia, le imprese e la psicologia, al fine di sviluppare quella comprensione sistemica del mondo indispensabile per affrontare le sfide ecologiche e sociali attuali. Si tratta di un cambiamento a livello profondo che coinvolge le persona su tutti i piani,  cognitivo, emozionale e anche spirituale.

Arne Dekke Eide Næss, il più grande filosofo norvegese del ventesimo secolo, generalmente riconosciuto come il fondatore dell’ecologia profonda, distingue fra un’ecologia ‘superficiale’, che si batte per la conservazione della natura, che però rimane risorsa al servizio dell’uomo, e un’ecologia ‘profonda’, che sostiene il valore intrinseco delle realtà naturali.

Naess così si esprime: «I sostenitori dell’ecologia di superficie pensano di poter modificare le relazioni dell’uomo con la Natura all’interno della struttura della società oggi esistente […], la maggior forza trainante del movimento dell’Ecologia Profonda, se paragonato a tutta la restante parte del movimento ecologista, è invece, l’identificazione e la solidarietà con tutta la Vita».

Possiamo allora definire l'Ecoliteracy come il cammino di ricerca di una nuova armonia ecologica tra gli esseri viventi che abitano il pianeta Terra.

I laboratori esperienziali sono la modalità principe per sviluppare la competenza ecologica in una modalità comunitaria. Consentono di acquisire e imparare a esercitare uno sguardo sistemico sul mondo attraverso il quale i partecipanti, conoscendo e accogliendo i principi dell'ecologia profonda, arrivano a percepirsi parte della Natura, superando quella separazione tra uomo e Natura che anche il pensiero ecologico più diffuso spesso mantiene.

I modelli di apprendimento più efficaci per dei laboratori così concepiti sono, a mio parere, quelli sviluppati dal Center for Ecoliteracy di Berkeley in California e dallo Schumacher College in Gran Bretagna - che ho avuto la fortuna di sperimentare di persona - nei quali le intelligenze emotiva e sociale sono individuate come fondamento per una espansione della coscienza del singolo e del gruppo fino a integrare anche l'intelligenza ecologica.

Queste intelligenze, seppure distinte, non sono concepite come separate, ma piuttosto riconosciute come integrate in quanto dimensioni essenziali della nostra intelligenza umana universale che, messa a fuoco, naturalmente e semplicemente si espande verso l'esterno: da sé, agli altri, a tutti i sistemi viventi. Le intelligenze emotiva, sociale ed ecologica sono concepite in un rapporto reciproco e dinamico: coltivandone una si aiuta a coltivare anche le altre altri.

Per questo, nel modello di laboratorio di Ecoliteracy che ho conosciuto e approfondito, l'esperienza può assumere molte forme anche se viene promossa in particolare su due dimensioni - fili conduttori - fondamentali.

La prima è quella affettiva ed è relativa alle emozioni: si sviluppa e si coltiva l'empatia per tutte le forme di vita, favorendo un senso di cura che non si limiti solo ad altri esseri umani, ma si estenda a tutte le forme di vita.

La seconda è quella cognitiva e riguarda il come pensiamo, favorendo la comprensione di come la natura sostiene la vita.

Secondo Fritjof Capra - il grande fisico co-fondatore sia del Center for Ecoliteracy che dello Schumacher College - da quando ha avuto inizio la vita, gli ecosistemi della Terra hanno sviluppato modalità di sostegno alla grande rete della vita umana e non umana attraverso alcuni schemi e processi ricorrenti - come i cicli, le reti e i sistemi nidificati - e tutti riflettono  il fatto fondamentale che "la natura sostiene la vita, creando e alimentando comunità".

Comprendere come questo accade, quindi, richiede l'acquisizione di diversi sistemi di pensiero e la capacità di percepire come esistono e si manifestano i vari aspetti di un sistema vivente, sia nella relazione reciproca che rispetto al tutto, che è maggiore delle sue parti.

Ma, come sarebbe ragionevole chiedere, qualcuno può davvero sviluppare la capacità di comprendere tutti i modi in cui i sistemi umani interagiscono con i sistemi naturali e di agire a partire da una tale conoscenza? La risposta è semplice: non è possibile, non da soli.

L'intelligenza ecologica non risiede, pertanto, all'interno di un singolo individuo ma è intrinsecamente collettiva. Percorsi di Ecoliteracy efficaci richiedono ai partecipanti di essere emotivamente e socialmente impegnati, incoraggiandoli a raccogliere e condividere collettivamente le informazioni e, altrettanto collettivamente, a individuare creativamente e a intraprendere le azioni più efficaci per promuovere una vita sostenibile.

Questo rende i gruppi - che, come gli ecosistemi, prendono vita attraverso reti di relazioni - luoghi ideali per coltivare questa nuova ed essenziale sensibilità ecologica.

 

 

L'illustrazione nell'articolo è un particolare di Paesaggio anemico, un'opera di Mario Schifano del 1973