bottegafilosofica - Il mito della fiducia in se stesse

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(Traduzione da un articolo di Tara Sophia Mohr).
Quello della fiducia in se stesse è un falso mito che ci mantiene al sicuro. Per realizzare ciò che desideriamo sono da coltivare la verità e il coraggio.

Nel 2008 ho cominciato a fare coaching lavorando con le donne che hanno voluto dare una svolta alla loro carriera. Alcune miravano a transitare verso un lavoro più appagante. Altre volevano migliorare all'interno del loro settore attuale. Altre volevano sostegno perché stavano dando inizio a nuove imprese. Sono sempre stata impressionata dalle mie clienti. Sono persone di talento, laboriose, di grande integrità - il tipo di membri del team che ogni organizzazione vorrebbe. Ma ho iniziato a notare qualcosa di strano: le donne spesso non hanno visto la propria capacità. Non hanno visto se stesse come pronte per la prossima fase professionale o come degne di un posto ai tavoli più importanti nelle loro organizzazioni. Ho continuato a incontrare donne brillanti che non hanno potuto vedere la loro brillantezza.

Oggi ci sono diversi libri e numerosi articoli su questo argomento, l’insicurezza delle donne. La maggior parte focalizza quello che sembra essere un preoccupante schema ricorrente, quello delle donne che si sottovalutano e quindi essi sollecitano le donne a diventare più sicure di sé.

Dopo diversi anni spesi ad aiutare le donne ad avere la carriera che desiderano, penso che questa idea sia del tutto sbagliata. E credo che dai nostri discorsi manchi ancora una delle verità più importanti sulle donne e la fiducia in se stesse.
Ed è questa: i dubbi su di sé sono, certamente, parte del problema. Fanno parte di ciò che non consente a donne e uomini di talento di andare avanti come vorrebbero. Ma contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, la fiducia non è la soluzione. La soluzione è avere un nuovo rapporto con la propria insicurezza.

Twyla Tharp è una delle più famose coreografe del nostro tempo. Ha vinto un Tony Award, due Emmy Awards, e ha diciannove lauree ad honorem. Ha tutti i motivi per avere fiducia in se stessa. Eppure, circa i sui timori nel lavoro, scrive che ancora oggi spesso si trova a pensare: «La gente riderà di me», «Non ho niente da dire» o «Qualcuno ha certamente già fatto questa cosa prima di me».

Dani Shapiro, acclamata autrice di best-seller ha confessato «un giorno stavo guardando sul mio computer la lista di tutto quello che avevo scritto negli ultimi anni  e  ho capito che avevo iniziato a scrivere ognuno di quei pezzi con in mente queste parole "Qui non va niente ... questa volta il lavoro proprio non funziona ... Ho la testa vuota ... non riuscirò a venirne fuori con qualcosa di decente"».

E Cherry Murray, preside della facoltà di Ingegneria e Scienze Applicate di Harvard, che ha pubblicato più di 70 articoli in riviste peer-reviewed e detiene due brevetti dice, «Ho mai pensato di non essere abbastanza qualificata? Sempre!»

Che cosa ha permesso alle donne come Twyla Tharp, Dani Shapiro, Cherry Murray e innumerevoli altre di condurre e creare, a dispetto della propria insicurezza? Dani Shapiro racconta, «Da tanti anni, quando sento quella voce dire “Questo non si può fare”, ho adottato la pratica di non prestare ascolto quella voce». E come dice Twyla Tharp delle sue paure, «Se le lasciassi fare, bloccherebbero i miei impulsi ... e forse chiuderebbero del tutto i rubinetti della mia creatività». Non è la fiducia in se stesse che permette a queste donne di avere successo, ma il modo in cui si relazionano con la propria insicurezza.

La maggior parte di noi non fa sufficiente attenzione a questa importante distinzione. Secondo un recente sondaggio che ho condotto tra 200 donne professioniste, l'85% di loro crede che avrebbero più successo nella loro carriera, se fossero più sicure. Il 60% crede che una maggiore fiducia in se stesse sia uno dei due principali cambiamenti che possono migliorare significativamente la loro carriera e il loro successo, più di un miglior team, di una formazione supplementare o di nuove competenze, o di dedicare più tempo al loro lavoro. Il secondo cambiamento è  solo trovare un ottimo mentor. In altre parole, la maggior parte di noi considera la fiducia in se stesse un elemento critico per il successo nella nostra carriera.
Ma quando crediamo di aver bisogno di avere più fiducia in noi stesse per avere successo o per perseguire le nostre aspirazioni, tendiamo a darci un compito molto difficile, se non impossibile: il compito di diventare più sicure. Così teniamo in sospeso molti 'allunghi' che potremmo fare ed evitiamo molte sfide mentre aspettiamo di avere quella che percepiamo come la necessaria fiducia in noi stesse.

Se invece pensiamo che le persone che realizzano la carriera dei loro sogni si cimentano costantemente con la propria insicurezza; se riteniamo di non avere bisogno di maggiore fiducia in noi stesse di quella che abbiamo in questo momento per raggiungere i nostri obiettivi più importanti, se spostiamo la visione ideale della nostra sicurezza da quella di una rock star sicura di sé a quella di una rock star devastata dalla propria insicurezza, allora abbiamo davanti un modello per imparare a restare in piedi.

In termini pratici, questo nuovo modo di relazionarsi con l’insicurezza è molto semplice. Non si tratta di continuare a discutere ancora con la voce critica interiore, o di arrabbiarsi con lei; entrambe questi comportamenti si rivelano controproducenti. Piuttosto, ognuna di noi deve riconoscere la voce del proprio critico interiore quando parla (alcuni indizi: di solito è dura, ripetitiva, ansiosa) e differenziare quella voce dalla voce del nostro pensare positivamente. Per molte di noi, gli sproloqui del critico interiore sono diventati come l'acqua in cui nuotiamo; siamo così abituate alla sua voce, che non la 'sentiamo' più. Dobbiamo imparare a notarla e identificarla. Questo significa semplicemente fermarsi e pensare: "Oh, in questo momento, io sento il mio critico interiore," quando parla. Dobbiamo imparare a compiere consapevolmente il semplice atto di riconoscerla, dobbiamo diventare osservatrici della sua voce, in tal modo avremo la possibilità di scegliere come risponderle.

In secondo luogo, una volta che l’abbiamo identificata, abbiamo bisogno di ricordare quello che è. Il critico interiore è di solito la nostra paura del fallimento, del cambiamento, o di una maggiore visibilità, che utilizza una sofisticato strategia per attaccarci, nel tentativo di farci ritirare nuovamente nelle nostre zone di comfort. È il nostro istinto di autoprotezione vestito in un costume di fantasia.

Questo è il motivo per cui si tende a sentire il critico interiore più 'fisicamente' quando stiamo facendo importanti passi in avanti o perseguendo le nostre aspirazioni più profonde. Il critico interiore è come una guardia ai confini delle nostre zone di comfort. Quando siamo al sicuro all'interno della zona familiare dello status quo, la guardia può dormire. Mentre ci avviciniamo al limite, lei si sveglia e ci dirà ogni menzogna che ritiene utile per farci tornare in un territorio che ci tiene al sicuro da possibili critiche, dolori, fallimenti o vulnerabilità.

Quando si ha presente tutto questo, si può fare una cosa 'strana': ricordare che il nostro critico interiore probabilmente non dice la verità, anche se un'altra parte di noi sente che le sue parole sono vere. Si può parlare, nonostante la voce interiore dica che la nostra idea è ridicola. È possibile avviare l'attività, nonostante la voce interiore ci dica che non siamo in grado di  guidarla e di gestirla. È possibile partecipare alla selezione per il lavoro sfidante, nonostante la voce interiore ci dica che non ci prenderebbero mai in considerazione per esso. E più si pratica, più può diventare un'abitudine farlo, come lo è per donne come Dani Shapiro e Twyla Tharp.

Quando ho chiesto alle intervistate che cosa avessero pensato potrebbe maggiormente aiutarle ad avere successo nella loro carriera, mi hanno risposto una cosa piuttosto intrigante. Molte hanno risposto che "più coraggio" era la cosa che maggiormente avrebbe potuto aumentare il loro successo professionale. "Più coraggio" era una risposta più comune a questa domanda di “più tempo per il lavoro”, un team migliore, o più competenze e formazione.

La fiducia è la fede nelle nostre capacità e in noi stesse. Il coraggio ci porta avanti anche quando non sentiamo di avere questa fiducia. Parliamo molto con le donne circa il loro desiderio di avere maggiore fiducia in se stesse, ma è tempo di dare più attenzione al coraggio, alla capacità di prendere decisioni e intraprendere azioni in assenza della certezza che possono fare bene e ottenere buoni risultati.

Le donne oggi stanno plasmando un nuovo terreno, senza molti modelli di ruolo, e con un potente retaggio di secoli di esclusione delle donne dalla vita professionale, un retaggio che persiste sia in noi che intorno a noi. La fiducia in noi stesse, probabilmente, non sarà sempre con noi mentre scopriamo nuovi percorsi. Ma non abbiamo bisogno della fiducia in noi stesse per fare ciò che più vogliamo nella nostra carriera. Dobbiamo imparare ad agire nel bel mezzo della nostra insicurezza, e ognuna di noi può iniziare a farlo da oggi.

 

Tara Mohr è l’autrice di Playing Big: Find Your Voice, Your Mission, Your Message, nominato il miglior libro del 2014 da Apple’s iBooks.  Il suo lavoro sulla carriera e il benessere delle donne è stato citato dal  New York Times e dalla  Harvard Business Review. Tiene un blog molto popolare www.taramohr.com