Anche quest'anno Bottega Filosofica ha partecipato con un proprio evento al Festival dello Sviluppo Sostenibile dell'Asvis 2020.  Si è trattato di una edizione speciale della nostra Filosofia in giardino che ha visto la realizzazione di due incontri, il 28 settembre e il 7 ottobre.

Nel primo incontro abbiamo trattato il tema del Lavoro in particolare nella sua relazione con il tempo della nostra vita. Ci siamo quindi chiesti se possiamo riscontrare una separazione tra il nostro tempo di vita e il tempo del lavoro o se questi sono momenti di un tempo continuo profondamente connessi tra loro.

Il dialogo che abbiamo condotto con le persone che hanno partecipato  ha goduto di un'ottima registrazione grafica che sintetizza molto bene i nodi che sono emersi. 

In particolare il primo dato condiviso è che si ritiene indispensabile entrare in relazione con quello che ci circonda per dare il giusto valore alla vita e trovare senso nel lavoro.

Ci siamo poi chiesti, proprio pensando a questo senso, quanto amiamo quello che facciamo e ci siamo resi conto che più lo amiamo meno questo tempi della vita e del lavoro sono percepiti come come separati. Essere nella passione, nell’entusiasmo e nella libertà ci consente di dare il massimo nel lavoro dando, contemporaneamente, il giusto valore alla vita

Di un ‘buon lavoro’ possibile si può dare testimonianza offrendo luoghi e occasioni di lavoro in cui tutte le persone possono crescere e trovare il proprio spazio.

Ciò è possibile quando ciascuno si può esprimere nella propria autenticità e lavorare in armonia con il proprio modo di essere. Non esistono, quindi, modelli validi per tutti. Per trovare piacere nel lavoro è necessario avere il coraggio di uscire dagli stereotipi e guardare a ciascuna persona nella sua unicità.

Dare dignità al lavoro richiede assumere la consapevolezza dell’interdipendenza come un fatto e da qui partire anche per trovare un legame ‘spirituale’ con il lavoro, per radicarlo nella motivazione profonda di ciascuno.

Nel dare dignità al lavoro (Goal 8 dell’Agenda 2030 dell’ONU) l’interesse del singolo e della collettività coincidono.

Perchè il lavoro è energia, è crescita, è agire per il bene comune.

 

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Oggettodel secondo incontro è stata la relazione tra i concetti di abbondanza e scarsità. Apparentemente semplici e dal significato piuttosto scontato, nell'esplorazione condotta con i partecipanti all'incontro questi si sono rivelati molto sfaccettati e contro-versi.
Abbondanza infatti per qualcuno ha richiamato alla mente un senso di eccesso, di nuovi bisogni sempre emergenti e sempre insoddisfatti. 
Scarsità è invece il concetto alla base dell'economia classica che, appunto, tratta di come gestire risorse scarse e riconosce un valore marginale decrescente alle risorse 'abbondanti'.
Ma abbondanza è anche 'senso di abbondanza', di pienezza. L'abbondanza del raccolto che, consapevoli che ce n'è per tutti, ci porta a condividere e ad essere generosi sentendoci grati. Questo accade con i beni materiali ma ancor di più con le idee, con la conoscenza che condivisa genera maggiore abbondanza per tutti. L'abbondanza quindi prende anche la forma di un sentire, di uno stato d'animo. Che è possibile provare se ci liberiamo dei tre miti della scarsità la cui combinazione, soprattutto nel ricco mondo occidentale, condiziona la nostra visione. Questi sono riassumibili in “non ci sono risorse sufficienti per tutti”, “più è meglio”, “le cose sono come sono (e non si possono cambiare)". 
Se ci liberiamo da tali miti può affiorare un concetto nuovo, quello di 'sufficienza'. A questo proposito abbiamo letto un breve passo da The soul of money di Lynne Twist.
"Per Sufficienza non intendo una quantità di qualcosa. La Sufficienza non è due passi avanti rispetto alla povertà o un passo indietro rispetto all’abbondanza. Non è una misurazione di ‘quasi abbastanza’ o ‘più che abbastanza’. La Sufficienza non è un una quantità in nessun caso. è un'esperienza, una ‘condizione’ che generiamo, una dichiarazione, una chiara e certa comprensione che ‘ce n'è abbastanza’ e che noi ‘siamo abbastanza’. La Sufficienza risiede all'interno di ciascuno di noi e noi possiamo richiamarla a noi stessi. È una consapevolezza, un'attenzione, una scelta intenzionale del modo in cui pensiamo le circostanze in cui ci troviamo. Nella nostra relazione con il denaro, significa usarlo in un modo che esprime noi stessi, la nostra integrità; in un modo che ‘esprima’ valore piuttosto che ‘determinare’ valore. La Sufficienza non è un messaggio sulla semplicità o circa il ridurre o abbassare le nostre aspettative. Sufficienza non significa che non dobbiamo lottare o avere aspirazioni. La Sufficienza è un atto di generazione, di discernimento, è portare a consapevolezza il potere e l’esistenza di risorse disponibili e delle nostre risorse interiori. La Sufficienza è una condizione, che costruiamo dall'interno, che ci ricorda che se ci guardiamo intorno e dentro noi stessi possiamo trovare ciò di cui abbiamo bisogno e che questo è quanto ci basta". 
Anche questo incontro ha avuto il suo graphic recording.