La domanda è scienza e arte - Humble Inquiry

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Saper porre domande può essere considerato sia una scienza che un’arte.


Gli esperti per decenni si sono dedicati allo studio della domanda, o, più precisamente, della capacità di porre domande per ottenere un certo tipo di informazioni.

Parliamo spesso di filosofia nei nostri post, crediamo fortemente che saper pensare bene sia la base di un lavoro ben riuscito e conosciamo a fondo il potere delle domande, attraverso le quali scandagliamo le situazioni per individuarne le caratteristiche e ottenere delle soluzioni.

In molte discipline viene riconosciuta l’importanza della domanda come strumento di analisi e di conoscenza.
In alcuni ambiti del business, la vendita per esempio, la domanda è anche protagonista di slogan molto noti come, per citarne uno, “chi domanda comanda!” facendo intravedere nella domanda uno strumento di potere, quale certamente può diventare.

In tutte le accezioni e i contesti, la domanda è indubbiamente uno strumento di indagine, ma se volessimo indagare proprio sulla domanda come strumento di indagine? Da dove potremmo partire?

In merito ci è sembrato molto interessante, in particolare per la sua schietta e umile utilità pratica, l'ultimo testo di Edgar H. Schein: “Humble Inquiry”. Per questo ne traduciamo qui liberamente un passaggio in cui l’autore si interroga su cosa sia una 'inquiry'. In inglese inquiry significa sia indagine che domanda allo scopo di ottenere delle informazioni e, tra l'altro, l'espressione philosophical inquiry è quella che usano gli anglosassoni per riferirsi specificamente alla 'ricerca filosofica', quindi è un termine che ci sta particolarmente a cuore.

Per Schein, alla base di tutto, si tratta operare una semplice scelta: porre domande per il mero scopo di ottenere delle risposte o per costruire una relazione?

"Terapisti, counselor e altri professionisti hanno elevato a un livello considerevole l’arte di porre domande.
Tuttavia la maggior parte delle persone sottovaluta l’importanza delle domande nel quotidiano, nelle conversazioni abituali, durante lo svolgimento delle attività della giornata.
Quando introduciamo la domanda, infatti, tutto si fa più complesso".

In “Humble Inquiry”, l’autore, Edgar H. Schein, prende in esame quella che chiama 'indagine (o domanda) umile'.

Parleremo in un altro momento del concetto di umiltà trattato all’interno di questo libro, quello che per ora ci interessa è che in questo caso “l’indagine è qualcosa che va al di là di un semplice interrogatorio, nasce infatti da un atteggiamento spontaneo di interesse e curiosità nei confronti di qualcuno che implica l’intenzione di costruire una relazione, una comunicazione più aperta. Implica inoltre che ci si esponga e si susciti un comportamento favorevole e positivo nell’altra persona".

Semplifichiamo.

Dice Schein: come un’attitudine si riflette in una serie di comportamenti, così anche le domande che poniamo.
A volte manifestiamo, anche attraverso il linguaggio del corpo e il silenzio, una curiosità e un livello di interesse che spinge le altre persone a parlare anche se noi non abbiamo detto nulla per lanciare la conversazione.
Quello che l’autore chiama 'il sentimento di umiltà del qui e ora' è alla base di questo interesse e curiosità.

Se sento di avere qualcosa da imparare da te, o voglio ascoltare da te alcune tue esperienze, o sensazioni, perchè mi interesso a te, oppure ho bisogno di qualcosa da te per svolgere un compito, questo mi rende temporaneamente dipendente da te e vulnerabile. Mi sto ponendo quindi in una posizione 'umile', bisognosa.
Propria questa temporanea dipendenza, che è anche autenticità, crea in te una sicurezza psicologica e aumenta la possibilità che tu voglia dirmi quello che ho bisogno di sapere e mi aiuti a raggiungere il mio scopo.
Perché non riusciamo ad essere autentici nel nostro bisogno e a mostrarci umili? Perchè abbiamo paura che gli altri ne approfittino. Ma se tu approfitti delle situazione e mi menti vendendomi qualcosa di cui non ho bisogno o dandomi un cattivo consiglio, io imparerò a evitarti in futuro o ti valuterò negativamente, se sono il tuo capo. Per questo è qualcosa che accade molto raramente.

Se invece, come sempre accade, tu mi dici ciò di cui ho bisogno e mi aiuti, noi iniziamo a costruire una relazione positiva.

In questo contesto, l'inquiry implica che ci facciamo reciprocamente domande, ma non le domande tradizionalmente intese.

Il guaio della cultura statunitense, scrive l'autore, è che non distingue realmente quella che lui stesso sta definendo, con molta cura, una 'humble inquiry' dalle domande guida, le domande retoriche, le domande imbarazzanti, o le dichiarazioni sotto forma di domande - quelle che i giornalisti sembrano amare - che sono deliberatamente provocatorie e intendono denigrarti.

I manager, i capi e i professionisti di ogni tipo che, desiderando essere più efficaci, intendano apprendere l'arte dell''humble inquiry', dovranno imparare, quindi, a operare una accurata distinzione tra il porre semplicemente una domanda e scegliere di costruire una relazione. La modalità con la quale questo verrà fatto cambierà a seconda del contesto, del tipo di incarico, e delle circostanze ma l'intenzione dovrà essere autentica e chiaramente percepibile.