bottegafilosofica - La domanda al centro della relazione - Humble Inquiry

Dopo aver analizzato il concetto di domanda, proseguiamo il nostro viaggio all’interno di 'Humble Inquiry' di Edgar H. Schein per capire come 


costruire una relazione con l’altro a partire dalle domande. Ancora una volta si tratta di una traduzione molto libera.

Tutti noi siamo immersi nella cultura dell’ ‘esporre’, siamo abituati ad ascoltare le esposizioni degli altri e a esporre il nostro pensiero, quello che che più ci rimane difficile è porre domande, in particolare nella modalità dell’’inchiesta umile’ (humble inquiry).

Cosa c’è che non va nell’esporre?

La risposta più veloce è quella sociologica.
Esporre pone l’altra persona in una posizione, in qualche modo, di svantaggio. Implica che l’altro non sia già a conoscenza di quello che sto dicendo e che invece dovrebbe sapere. Spesso quando mi viene detto qualcosa su cui non ho chiesto nulla, mi accorgo che già conosco quei temi e mi chiedo perché mai il mio interlocutore dia per scontato che io non sappia già ciò che mi sta dicendo.

Quando mi vengono presentati argomenti e argomentazioni che già so o a cui ho già pensato, mi sento come minimo impaziente e talvolta persino offeso.
Il fatto che un’altra persona dica: “volevo solo provare ad aiutarti, forse non ci avevi pensato” finisce per non essere utile, né rassicurante.

D’altra parte, in fondo, è come se la persona che espone in un certo senso detenesse il potere, rendendo me che ascolto temporaneamente vulnerabile. Tutto ciò implica che l’altro sappia quello di cui ho bisogno o che voglio conoscere. Questo inquadra l’altra persona, all’interno della situazione, nella posizione del “driver” (di chi guida il discorso). In questa dinamica, inoltre, l’altro è in grado di aiutarmi o di ferirmi, in entrambi i casi può esistere una relazione. Ma se parte dell’obiettivo della conversazione è sviluppare una comunicazione e costruire una relazione, allora è necessario chiedere e non limitarsi a esporre. La domanda è il mezzo per costruire consapevolmente una relazione.

Una conversazione che conduce a una relazione deve essere sociologicamente equa ed equilibrata. Se voglio costruire una relazione, devo cominciare investendo qualcosa in essa.

Humble Inquiry’ significa investire spendendo parte della mia attenzione nella relazione.
Ecco quanto la mia domanda deve trasmettere all’altra persona: “ Sono pronto ad ascoltarti e mi sto facendo vulnerabile, accogliente, di fronte a te”. Otterrò un ritorno del mio investimento se quello che l’altra persona mi racconterà sarà stato qualcosa che io non conoscevo prima e che avevo bisogno di conoscere. Io apprezzerò che mi venga raccontato qualcosa di nuovo e così potrà svilupparsi una relazione consapevole: attraverso un successivo ciclo di risposte e domande.

La relazione si basa sulla fiducia che è possibile perché io mi sono reso vulnerabile e l’altra persona non ha approfittato di me, né mi ha ignorato. La fiducia si basa sul fatto che io ho mostrato interesse e attenzione verso quello che mi veniva raccontato.Una conversazione fondata sulla fiducia è, inoltre, un processo interattivo nel quale ogni parte investe e ottiene indietro qualcosa. Tutto questo avviene all’interno dei confini culturali di ciò che si ritiene opportuno in termini di buone maniere e civiltà.
Gli interlocutori si scambiano informazioni e attenzione in cicli successivi guidati ognuno dalla propria valutazione su ciò che è opportuno chiedere e dire nella situazione specifica.

Perché questo di solito non si verifica?
Non siamo tutti in grado di porre domande?
O, forse, non lo sappiamo fare?

Naturalmente pensiamo di sapere come porre una domanda, ma non ci accorgiamo di quanto spesso anche le nostre domande siano solo un'altra forma di esposizione retorica o solo un test per provare se quello che pensiamo sia giusto.

Siamo più affezionati all’esposizione che alla domanda, perché viviamo in una cultura molto pragmatica, dove il problem solving si manifesta come indicazioni da dare agli altri e questo viene considerato una pratica molto valida.

Viviamo anche in una società strutturata in cui costruire rapporti non è così importante quanto svolgere un compito, nella quale è appropriato e ci si aspetta che un dipendente chieda più che dire, mentre il capo dica più che chiedere.

Dover chiedere viene interpretato come un segno di debolezza o di ignoranza, quindi lo evitiamo il più possibile.

Eppure è sempre più evidente che molti compiti riescono meglio e con maggiore sicurezza se i membri del team, in particolare il capo, imparano a costruire relazioni attraverso l’arte dell’’Humble Inquiry’.

Questa modo di fare domande mostra interesse nei confronti dell’altro e segnala una volontà di ascoltare e, in tal modo, dà temporaneamente potere all’altra persona.
Implica uno stato temporaneo di dipendenza da un altro e, pertanto, una sorta di umiltà del ‘qui e ora’, che deve essere distinta da altre due forme di umiltà che in un successivo post andremo ad analizzare.