bottegafilosofica - Il potere delle pratiche partecipative

Il mondo in cui viviamo ci mette di fronte a una complessità crescente in tutti gli ambienti in cui operiamo - comunità e organizzazioni -

soprattutto quando le cose sembrano muoversi sempre più velocemente e quando gli interessi in gioco sono molteplici e contrastanti.

Le pratiche partecipative oggi costituiscono un reale opportunità, dal momento che ciò che ha funzionato in passato - le strategie, i modelli, i principi - non sembra funzionare più e i protocolli rigidi e l'azione top-down hanno, nella complessità, un'applicazione davvero limitata.

La complessità richiede, infatti, un diverso insieme di capacità, un modo di pensare che faccia riferimento a una serie di modelli e di pratiche che 'creano senso' e sollecitano la partecipazione e la condivisione, aiutandoci ad affrontare con successo circostanze complesse.

Si tratta di attivare processi che facciano emergere e valorizzino la saggezza e la conoscenza che esistono all'interno di un gruppo, di una squadra, un'organizzazione, un sistema. Quando queste si rendono visibili, si entra nel regno dell'intelligenza collettiva e si sviluppano una conoscenza e una comprensione in grado di portare a un diverso tipo di azione e, infine, a risultati differenti.

Per facilitare processi di cambiamento partecipativi e integrati vengono usati metodi, mappe e strumenti di pianificazione che in estrema sintesi vengono chiamati, appunto, 'metodi di facilitazione' e 'Art of hosting' e che comprendono, ad esempio, le pratiche del Circle (cerchio), dell'Apperciative Inquiry, del World Cafè e dell'Open Space, o anche pratiche dialogiche e filosofiche, insieme a tutti gli altri metodi usati abiltualmente per la progettazione partecipata come il GOPP, il Metaplan, il Visual Thinking e il Design Thinking.

Per ciascuna situazione si può scegliere il metodo o la pratica più opportuna (più spesso si tratta di una loro combinazione) in relazione al contesto e alle finalità che ci si pone. L'obiettivo è quello di coinvolgere singoli e gruppi in una 'conversazione significativa' che attivi la collaborazione intenzionale e conduca a un'azione per il bene comune sostenuta da tutti.

Le pratiche partecipative sono anche in grado di creare connessioni efficaci nelle situazioni 'ad alta pressione'.

Alcune delle loro caratteristiche principali come l'attivazione della curiosità e dell'immaginazione e la sospensione del giudizio, consentono di rimanere nello spazio del 'non sapere' creando un clima di generosità e apertura. Il dialogo fluisce liberamente, si sviluppa un linguaggio comune e si produce un pensiero nuovo e condiviso.

Questo, nella maggior parte dei casi, conduce ad azioni sagge per l'intera collettività interessata e a percorsi di cambiamento, dei comportamenti e delle pratiche organizzative, che saranno sostenibili proprio in quanto oggetto di una costruzione condivisa e di una corresponsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti.

Le pratiche partecipative non sono soluzioni rapide o bacchette magiche per la soluzione dei problemi che esistono e che sono frutto di una lunga e costante evoluzione nel tempo. Tuttavia, poichè un elemento cruciale è la capacità di ciascuno di migliorare la propria attitudine a generare trasformazione in se stesso e in un mondo complesso, conducono spesso a risultati immediati per i singoli, che esaminando le questioni in maniera critica e argomentativa, cominciano a riflettere sulle proprie pratiche di leadership.

Ma dove sono state già usate con successo queste pratiche e questi modelli?

In tutto il mondo, nelle comunità, nel settore privato, nell' università, nella sanità e nei contesti educativi e ovunque siano stati fatti sforzi significativi di cambiamento e innovazione sociale, indipendentemente dalle dimensioni affrontate e dalle caratteristiche degli attori coinvolti.