I piccoli passi che portano alla meta

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C’è uno specifico ordine mentale cui possiamo decidere di dedicarci, che non attiene tanto all'organizzazione dei compiti da svolgere, quanto all'osservare i propri pensieri e le proprie azioni in chiave prospettica, osservando i piccoli passi che si fanno nella direzione desiderata, senza avere fretta di raggiungere la meta.

È ciò che è successo alla titolare di un'azienda che seguo con Bottega Filosofica.

Il contesto

Lavoro con questa azienda da quattro anni con un progetto di coaching organizzativo finalizzato al suo accompagnamento lungo un percorso di evoluzione del business che l'azienda ha deciso di intraprendere e sta sviluppando.

L'antefatto

Questa collaborazione è nata su spinta di un'altra persona e con il solo benestare della titolare.

Nella sua visione, gli interventi devono avere ricadute immediate: strumenti, processi, nuovi apprendimenti.

Cose che le sembrava di non vedere nei nostri incontri.

D'altro canto, i nostri incontri le piacevano – per sensibilità personale - e vedeva che piacevano alle persone partecipanti; perciò, aveva deciso di mantenerli.

Il cambio di sguardo

In questo contesto, i miei interventi sono necessariamente collegati al flusso di sviluppo dell'azienda (inclusi slanci in avanti e passi indietro) e agli interventi degli altri consulenti.

Tuttavia, ho sempre avuto ben presente l'obiettivo di fondo dell'organizzazione e dello sponsor: una crescita progressiva e sostenibile, la stabilità economica e il benessere complessivo delle persone, declinato in senso di appartenenza e contributo, coerenza valoriale tra il dichiarato e l'agito, stimolo alla proattività e alla propositività.

Essendo ormai al quarto anno, aveva senso iniziare a riconnettere il lavoro fatto per poi fare un passo in avanti più deciso.

Il gruppo era ormai diventato un team – pur continuando ogni persona a lavorare sul proprio segmento specifico - ed era giunto il momento che le persone e le attività si contaminassero e sostenessero reciprocamente.

Le basi relazionali erano state poste nel tempo; quelle operative e di metodo sono state definite e co-costruite negli incontri di quest'anno.

È questo il passaggio che ha modificato la percezione della titolare.

Vedendo portare a sintesi tutto il lavoro pregresso, ha realizzato che - nel tempo – avevano concretamente realizzato piccoli passi verso lo stato attuale che consentiva, ora, di fare scelte più coraggiose, contando sul contributo di tutti.

Questo nuovo sguardo l'ha aiutata a capire perché alcuni interventi più operativi non avevano funzionato e come recuperarli e ad accogliere comportamenti e posizioni di alcuni membri del suo core team con maggiore consapevolezza.

Le persone coinvolte hanno smesso di guardare alla propria funzione come a una stella che brilla per conto proprio, accanto alle altre; hanno iniziato a guardare l'intera galassia, percependo il proprio contributo non solo nel corretto svolgimento delle proprie attività ma anche nelle conseguenze che ciò poteva generare sulla luce delle altre stelle e sul contributo che potevano portare alla galassia.

Il nostro modo di lavorare

Come sa chi ci segue, per noi di Bottega Filosofica il coaching organizzativo richiede molte competenze diverse, anche altamente tecniche, che hanno bisogno di professionalità specifiche.

A noi - e al coaching - il compito di mettere a sistema tutti questi contributi e guardare all'organizzazione come un soggetto unico, sostenendone lo sviluppo culturale che permette di interiorizzare e mettere a frutto - a sistema - questi contributi.

Sappiamo, per esperienze pregresse come manager d'azienda e per l'osservazione di questi fenomeni dalla nostra attuale posizione, che senza un lavoro sulla cultura organizzativa, che tenga conto delle persone al suo interno, anche le migliori soluzioni - portate dall'esterno - sono destinate a fallire nel medio periodo, perché vissute come esogene: corpi estranei che si insinuano in dinamiche consolidate e quindi destinate a essere rigettate al presentarsi di difficoltà.

Dovendo lavorare su processi di trasformazione culturale e - di conseguenza - relazionale e comportamentale, fin dall'inizio, si è deciso di vederci per due giornate l'anno. In questo modo, le persone coinvolte hanno il tempo di metabolizzare e praticare quanto emerso e sperimentato negli incontri di group e team coaching, in momenti e situazioni differenti dell'organizzazione.

Con il risultato di realizzare una concreta evoluzione individuale, collettiva e del sistema.

Alcune considerazioni finali

Quattro anni per sviluppare un vero team possono sembrare un'eternità.

È allora bene precisare che in questo tempo le persone hanno lavorato bene, facendo crescere l'azienda e costruendo relazioni in alcuni casi amicali tra loro.

Solo che erano un gruppo ben affiatato e non una squadra.

Avrebbero potuto continuare così, senza danno per sé o per l'organizzazione.

Il rischio però era che, continuando a vedersi come una somma di identità, le esigenze individuali - personali o professionali – potessero mettere in discussione il lavoro collettivo.

Inoltre, in un gruppo ben affiatato, c'è facilmente il rischio che nuove persone fatichino a integrarsi.

Vedendosi, ora, come un sistema percepiscono che le identità sono esaltate, perché ogni componente contribuisce alla vita del sistema e i bisogni individuali non sono più una questione soggettiva ma collettiva perché la loro soddisfazione contribuisce al benessere del sistema.

Inoltre, l'inserimento di nuove persone non genera respingimento perché è come quando una nuova stella si aggiunge alla galassia: portando la sua luce, aumenta la luminosità della galassia, a beneficio di tutte le altre stelle.

Si tratta di un lavoro da fare intanto che si lavora.

Richiede tempo e perseveranza, anche quando i risultati non sembrano arrivare con la rapidità desiderata.

La perseveranza paga nel medio - lungo periodo.

Una volta portato questo nuovo ordine all'organizzazione, però, si tratta solo di salvaguardarne i principi di fondo e il resto del cammino viene da sé.