Per lavorare sulle relazioni che fanno vivere l'impresa

Un'impresa non è fatta di parti, ma di legami.

Le persone, i processi, i numeri esistono anche altrove: quello che rende viva questa impresa e non un'altra è il modo in cui stanno insieme.

Per questo, pur consapevoli che esistono organigrammi e piani - e che magari vanno cambiati - non guardiamo per primi a questi. Guardiamo le relazioni. Sono molteplici e complesse - anche complicate, talvolta - e nessuna si lascia sistemare da sola.

La relazione con il potere

La relazione con il potere è essenziale ma è quasi sempre l'ultima a essere guardata. Ha due facce, e l'una non può funzionare bene senza l'altra.

La prima faccia è la forma che il potere prende: chi decide, con chi, e a chi risponde di ciò che ha deciso. È quello che si chiama governance, e non è solo un capitolo dello statuto, è la risposta che un'impresa dà a quelle tre domande ogni giorno, anche quando non se ne accorge.

Finché queste domande restano implicite, tutto il resto si ferma al primo passaggio: le buone intenzioni non bastano se le risposte non sono chiare e condivise. 

La seconda faccia è il modo in cui il potere viene esercitato da chi ce l'ha. Si può occupare un ruolo senza sapere che cosa farne, e si può occuparlo come se fosse una proprietà.

Chi guida ha una relazione con il proprio potere - la propria leadership, ovvero il modo in cui influenza gli altri e la loro vita - prima ancora che con le persone, e da come vive questa relazione dipende quasi tutto quello che accade intorno.

Le due facce si tengono. Una governance impeccabile con una guida che decide comunque da sola resta un organigramma; una guida illuminata dentro regole che non la vincolano funziona finché in quel ruolo c'è quella persona.

Lavorare su questa relazione significa rendere visibile come si decide, allargare - quando serve - la 'stanza' nella quale le decisioni vengono prese e dare alle scelte un criterio che regga anche quando la fretta preme.

Significa inoltre, accompagnare chi ha responsabilità a esercitarla con più consapevolezza e meno solitudine.

La relazione con le persone

Un'organizzazione chiede a chi ci lavora una parte grande della sua vita.

Questa relazione, allora, non si misura solo nei benefit, né nel clima rilevato una volta l'anno: si vede in cosa succede alle persone mentre vivono la loro quotidianità lavorativa, se stanno bene, se imparano, se hanno voce, se trovano senso e gioia in quello che fanno, se tornano a casa con qualcosa in più o con qualcosa in meno.

È anche la relazione che, per prima, fornisce informazioni su di sé e sul sistema. Le persone sentono le contraddizioni di un'organizzazione molto prima che compaiano nei numeri e si comportano di conseguenza. Non sempre esprimono apertamente dissenso o disagio, più facilmente spesso si 'distaccano' dal contesto di lavoro e lo guardano in maniera meramente transazionale. 

Ma un'organizzazione non ha bisogno solo - e sempre meno - delle braccia delle persone. Ha bisogno della loro intelligenza, della loro immaginazione, della loro intuizione, della loro vitalità, tutte cose che non possono essere 'acquistate' con il denaro.

La relazione con la comunità

Nessuna impresa vive sospesa nel vuoto. La troviamo in una via, un quartiere, una valle, una città da cui prende qualcosa - spazio, attenzione, competenze, infrastrutture - e a cui lascia qualcosa. La relazione con la comunità è il saldo fra queste due cose che sono spesso invisibili alla maggior parte delle persone coinvolte, o almeno non sono pensate all'interno di essa. Per questo, quando parliamo di impatto sociale, difficilmente il conto è in pareggio.

Lavorarci significa smettere di trattarla come beneficenza e cominciare a trattarla come appartenenza. Un'impresa che sta bene in un luogo che sta male non regge a lungo.

La relazione con il Pianeta

È la relazione più profonda ma, paradossalmente, e la più facile da ridurre a un adempimento. Il Pianeta non parla se non lo si ascoltare. Non rivendica le sue ragioni se non quando la situazione è seriamente compromessa e lo fa con un linguaggio che non è quello umano.

L'impatto ambientale prima di essere qualcosa da rendicontare è un fatto: ogni impresa prende materia ed energia, e restituisce prodotti, servizi e scarti. Il rapporto fra ciò che prende e ciò che restituisce è la sua relazione con il Pianeta.

Questa relazione cambia solo cambiando come si progetta e come si decide, cioè tornando alla prima relazione.

Il solo misurare, non genera cambiamento, d'altra parte il cambiamento richiede misura per non essere solo una percezione ma un fatto.

Queste relazioni non si muovono una per volta

Le abbiamo elencate in fila, ma non si comportano così. Se cambia il modo di decidere e di guidare, cambia ciò che si può chiedere alle persone. Se si guarda sul serio il rapporto con il Pianeta, si scopre che dipende da chi e da come siede al tavolo. Se la comunità intorno si impoverisce, prima o poi mancano le persone.

Per questo le affrontiamo sempre in maniera sistemica, guardando all'organizzazione come a in intero. Si comincia dalla relazione che in quel momento è più tesa, e da lì si arriva alle altre.

Quale sia, all'inizio, non lo sappiamo. È la prima cosa che guardiamo insieme.