Come chi ci segue da un po' sa, per noi ‘B’ non sta solo a indicare Business ma è la lettera che introduce tante parole importanti per noi e altrettanti pilastri dei nostri processi.

‘B’ sta per ‘Be’, nel senso di essere autenticamente se stess*, di indagare sul senso di sé e del mondo circostante e nel senso di essere nei contesti e nei momenti.

E 'B' sta anche per ‘Business Ben fatto, Bravo, Bello e Buono verso e per tutt*’, ovvero sostenibile nel senso di attento e rispettoso dell'ecosistema biologico, economico e sociale.

Per questo motivo il nostro coaching non poteva che essere ‘B’.

In particolare quando ci occupiamo di Business coaching, il nostro focus è sia sul/la coachee che sull'organizzazione intesa come il sistema di cui il/la coachee è un elemento.

Manteniamo quindi sempre la consapevolezza che la relazione non è solo a due, coach-coachee, ma anche a tre, coach-coachee-organizzazione, in una dinamica circolare - perché sistemica - nella quale l'interesse del(la) coachee - che è l'interesse primario anche del(la) coach - è anche l'interesse dell'organizzazione e viceversa.

Volendolo esemplificare in un'immagine è come se il coaching fosse una barca – quindi anche un ‘contenitore’ - in cui tutt* remano nella medesima direzione. Tutti infatti, ciascuno nel proprio ruolo, sono elementi del sistema organizzazione e operano sia per la sua sostenibilità complessiva sia per quella degli altri elementi. Quindi il/la coachee, con il supporto del/la coach, lavora contemporaneamente su se stess* come individuo e sulla relazione con gli altri membri dell’organizzazione e con l'organizzazione stessa.

Con questo obiettivo ben presente, con la volontà e l'intenzione di portare beneficio all'intero sistema, realizziamo interventi di business coaching che hanno tre peculiarità, evidenziate - tra gli altri - da Mark Kahn nel suo libro “Coaching on the Axis: Working with Complexity in Business and Executive Coaching”, ovvero:

1. ferma restando la centralità del(la) coachee nel processo, nel business coaching ci sono due clienti: il/la coachee e l'organizzazione in cui e con cui lavora, non tanto e non solo in quanto soggetto pagante ma perché portatrice di un interesse diretto nello sviluppo del(la) coachee in quanto elemento del suo sistema

2. in questa prospettiva, il/la coach deve arricchire le proprie competenze in tema di crescita e sviluppo individuale con quelle relative alla crescita e sviluppo dei sistemi organizzativi, per poter realmente supportare il/la coachee all'interno della propria organizzazione

3. dal punto di vista dell'approccio mentale, poi, il business coaching richiede un passo ulteriore che va oltre il benessere del(la) coachee mirando anche alla ‘creazione di valore’ per l'organizzazione,  intesa sia in termini di valore economico che come crescita complessiva.

Secondo la definizione della WABC (World Association of Business Coaching) l'obiettivo principale del business coaching è "promuovere il successo in tutti i livelli dell'organizzazione lavorando sulle azioni degli individui”.
Quindi, da coach, lavoriamo - come sempre - con l'individuo ma consapevoli che il risultato di quel lavoro impatta si l’individuo ma anche, attraverso di questo, l’organizzazione. Questo duplice impatto positivo è l’obiettivo generale di quel coaching.

Ciò significa essere costantemente impegnat* a operare in modo sistemico, occupandoci dell'individuo tenendo conto dell’organizzazione e dell’organizzazione senza trascurare l'individuo.

L'approccio alla persona coachee non può, quindi, prescindere dal suo ruolo nell’azienda, da ciò che quel ruolo comporta per la persona in termini di oneri così come di benefici (economici, sociali, relazionali, ecc.) e da come la persona si rapporta con il proprio ruolo e con l'organizzazione nel suo complesso, intesa sia come sistema che come somma e prodotto di individui.

È allora fondamentale conoscere:
1. l'ambiente in cui il/la coachee si muove: l'organizzazione aziendale, il suo ruolo, le responsabilità che esso comporta e le relazioni che sviluppa

2. la persona in sé e nel ruolo e nelle relazioni professionali: come si rapporta con il proprio lavoro, come si sente nel ruolo che ricopre, cosa pensa delle regole e dei processi aziendali, come si rapporta con gli altri membri dell'organizzazione

3. le reali aspettative della persona e dell'azienda per comprendere, nel corso del lavoro di coaching, se e come sia possibile conciliarle in maniera dinamica.

Quest’ultimo punto è cruciale: la relazione di coaching, che si sviluppa nel business coaching, non è mai una relazione ‘a due’ proprio perché il suo risultato cambia la persona e anche, attraverso questa, l'organizzazione come sistema.

Più che in altre situazioni, quindi, l'ambiente è un elemento fondamentale, sia come base di partenza per il percorso di coaching, sia come elemento di valutazione della qualità del lavoro svolto.

Ecco allora che le competenze necessarie al(la) coach non sono solo quelle del coaching ma devono essere molto più ampie e spaziare dalla conoscenza dei modelli di business a quella dei modelli organizzativi, dalla conoscenza delle culture organizzative all’analisi dei processi, dai sistemi di valutazione delle performance – dell’individuo dell’organizzazione - alla pianificazione di percorsi di sviluppo personali e collettivi con uno sguardo capace costantemente di muoversi dal particolare (la persona) al generale (l'organizzazione) in un delicato equilibrio che tenga sempre entrambi bene a fuoco.

 

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