Tempo, tempismo e tempestività

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Fin dalle origini dell'umanità il tempo, e ancora di più il suo uso, è stato oggetto di riflessioni.

La ragione di fondo è da ricercare - credo - nella consapevolezza che il tempo sia un bene finito, non recuperabile né ricostituibile, di cui ignoriamo la quantità a nostra disposizione.

Per quanto non ci piaccia pensarci, e - per certi versi- sia anche inutile farlo, non sappiamo quanta vita, e quindi quanto tempo, abbiamo a disposizione; e questa incertezza ci spinge a cercare di trarne il maggior beneficio.

D'altro canto, per chi non ne abbia (avuta) la possibilità, molte dottrine e religioni promettono un ‘paradiso’ (e assimilabili) senza tempo.

Ecco allora perché diventa così cruciale come usiamo il tempo.

Il tempo vuoto è un lusso, da sempre

Va detto che la libertà di scegliere come usare il proprio tempo, è da sempre un privilegio, legato spesso alla ricchezza materiale.

Nell'antichità questo lusso andava utilizzato in maniera comunque produttiva. Gli antichi romani distinguevano tra negotium (il lavoro che produceva ricchezza) e otium.

L'otium, il tempo improduttivo, lo era in realtà solo sotto il profilo monetario.

Era il tempo della riflessione, della progettazione e della pianificazione.

Era un tempo svuotato del fare e dedicato al pensare, anche nell'interesse collettivo.

È buffo notare come nei nostri tempi efficientisti, l'ozio abbia progressivamente perso il suo significato di spazio riflessivo e progettuale per essere associato a pigrizia e indolenza.

E ciò, nonostante decine di studi scientifici sul cervello umano abbiano dimostrato che il cosiddetto 'tempo vuoto’, quello in cui si sperimenta la noia perché non si ha niente da fare, sia l'ambiente ideale per la creatività.

Pensare e perdere tempo

Una frase attribuita a Michael Altshuler recita: "La cattiva notizia è che il tempo vola. La buona notizia è che piloti tu.”

Come già detto, il nostro è il tempo del fare, del produrre, meglio se velocemente.

Fermarsi a pensare sul perché si fa qualcosa, sul modo in cui lo si fa, sugli impatti generati dal proprio agire, sembra una perdita di tempo.

Eppure...

Eppure, queste riflessioni ci aiutano ad attribuire senso al tempo e all'agire.

Ci consentono, a distanza di tempo, di non arrovellarci su cosa avremmo potuto e voluto fare e non abbiamo più il tempo di fare.

Pensare ci serve ad agire in modo consapevole e coerente con chi siamo, i nostri valori e i nostri principi.

È la nostra bussola, per orientare il volo verso la meta che vogliamo raggiungere.

Non possiamo determinare tutto ciò che ci accade, ma possiamo provare a influenzarlo.

A proposito di tempismo

Nell'Antico Testamento, tra i Libri Sapienziali, nel Qoèlet è scritto:" Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo."

Agire per agire non è solo inutile, è potenzialmente dannoso.

Le scelte importanti e le strategie per realizzarle hanno bisogno di riflessione e pianificazione.

La pianificazione è anche temporale.

Qual è il momento migliore per iniziare?

Cosa può accadere se anticipo i tempi?

Cosa può accadere se posticipo?

È una questione di tempismo.

A volte il momento giusto richiede di aspettare, con pazienza e perseveranza.

Ne abbiamo perso l'abitudine.

Ora è tutto veloce, immediato.

Non abbiamo tempo da perdere.

Non aspettare il momento giusto; il momento giusto è ora.

La parola d'ordine è tempestività.

Soluzioni facili e risultati immediati.

Le migliori soluzioni per i migliori risultati?

Chissà.

Proviamo a fare un passo indietro, giusto per interrompere lo schema.

Il tempismo è la qualità di saper agire nel momento più opportuno (cit. Treccani). Ovvero nel momento in cui il nostro agire genererà i maggiori impatti positivi.

E anche il momento in cui noi saremo in grado di gestirli.

Se pensiamo a progetti - personali e professionali - importanti, il momento giusto è quello in cui ciò che vogliamo si allinea con ciò che possiamo.

Treni che passano e occasioni perdute

Il pensiero comune reputa che al presentarsi di un’occasione, dobbiamo coglierla, pena perderla per sempre.

È davvero così?

E se invece ci accorgessimo delle opportunità quando siamo in grado di coglierle?

E se quelle che non cogliamo non fossero, in quel momento, vere opportunità per noi?

Ci sono treni che passano una sola volta?

Vorrei dire mai, dirò raramente.

Se non li abbiamo presi, non erano i nostri treni, o non sono passati all'orario giusto.

Ma, per restare nella metafora, se ciò che conta è la destinazione, allora si tratterà di preparare con cura una valigia con tutto ciò che occorre per il viaggio e per la destinazione, andare in stazione e cercare il treno che porti alla meta.

È possibile che dobbiamo aspettare un po' più di quanto vorremmo, è possibile che il viaggio sia più lungo e meno comodo.

È questa la perseveranza.

Ha un prezzo, ha un valore.

Il prezzo è l'attesa; quella sensazione di impotenza che fa dubitare che ne valga la pena.

Il valore è che quando sali sul treno c'è un posto a tuo nome.

Non sei solo nel posto giusto al momento giusto: sei la persona giusta.

Puoi anche scendere dal treno

Il tempismo è importante anche per decidere quando lasciar andare.

Ci sono obiettivi, ambizioni, desideri che, in una certa fase della vita, ci sembrano irrinunciabili.

Non riusciamo a pensare ad altro, non troviamo un senso alle nostre giornate se non nel realizzarli.

Ci impegniamo, studiamo strategie, acquisiamo elementi.

Tutto questo lavoro ci cambia; a volte fino al punto che quell'obiettivo, ambizione, desiderio progressivamente sfumano, smettono di essere identitari.

Ma abbandonare significherebbe fallire, aver perso tempo inutilmente.

E allora ci ostiniamo; continuiamo a salire la scala, un piolo dopo l'altro, solo per scoprire – una volta in cima - che era poggiata sul muro sbagliato (cit. S. Covey)

Cambiare idea non è un fallimento è consapevolezza.

Capirlo nel momento giusto è saggezza.