Virtù per lo sviluppo personale: Giustizia

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Delle quattro virtù cardinali, la Giustizia sembra essere quella che lascia meno spazio a fraintendimenti

Delle quattro virtù cardinali, la Giustizia sembra essere quella che lascia meno spazio a fraintendimenti riguardo il suo campo di azione e quali siano le sue caratteristiche.

Eppure è necessario fare una distinzione, perché sotto il senso generico del termine ‘giustizia’ intendiamo cose che possono andare in conflitto fra di loro.

La Giustizia nell’antichità

Nell’antica Grecia invece, venivano impiegati termini diversi per indicare la giustizia: il primo è la dikaiosyne, la ‘legge morale’, con la quale si intendeva l’attitudine di un essere umano a porsi come persona giusta, equa e integra, rispettosa di leggi superiori, che spesso venivano definite ‘divine’ perché si rifanno a concetti etici talmente universali da essere riconoscibili in credo differenti.

Alla base della dikaiosyne c’è un sistema che lega indissolubilmente il proprio pensiero e le proprie azioni a quello della comunità circostante, che caldeggia l’assunzione di comportamenti responsabili in modo tale che tutt* possano beneficiare dell’azione del singola persona perché condotta con rettitudine.

Ma si sentì il bisogno di dare un ordine ai rapporti che intercorrevano tra le persone, perché la dikaiosyne, pur nella superiorità dei suoi intenti, ossia regolare i rapporti con armonia, non veniva perseguita da tutti.

Così, si venne a costituire il nomos, la legge degli uomini, impersonata dalla dea Themis, che presiedeva all’ordine e alla legge.

Molte delle caratteristiche che associamo attualmente alla Giustizia derivano da questa personificazione mitologica, come il suo essere irremovibile, imparziale e non corruttibile. La figlia di Themis e Zeus, Dike (che ha nella radice del nome un riferimento alla dikaiosyne), prendeva alcune caratteristiche della madre e andava ad impersonare la dea della Giustizia, che si accompagnava alle sorelle Eunomia (Disciplina) e Eirene (Pace). Questa precisazione lascia intendere quale fosse la strada che nell’antichità veniva mostrata per condurre una vita retta: le tre personificazioni sono interdipendenti, dove veniva esercitata l’una, si permetteva lo sviluppo delle altre.

Un'eco di questo legame tra la giustizia e la pace si ritrova anche nella religione ebraica, secondo la quale la Giustizia è il principale attributo di Dio. Per questo l’essere riconosciut* “giust*” assume un’importanza significativa, perché esprime la stretta osservanza del volere di Dio, la volontà di perseguire la shalom, la pace.

In tempi recenti, l’obiettivo 16 degli SDGs dell’Agenda 2030 ripropone questa alleanza tra giustizia e pace.

Il conflitto tra la legge morale e la legge degli uomini

Ma può capitare che la Giustizia tra gli uomini, la dikaiosyne, entri in aperta opposizione con quello che legifera la Giustizia fatta dagli uomini, il nomos: ne troviamo traccia in alcune tragedie greche del mondo antico, che da secoli offrono spunti per riflessioni profonde riguardo questa dicotomia.

Come è possibile porsi in maniera corretta di fronte a questi interrogativi morali?

Esercitando la Prudenza nell’ambito del diritto. Come è possibile notare alla fine di questo percorso di riscoperta delle virtù cardinali, l’una supporta l’altra e le permette di svilupparsi fornendo strumenti utili per metterla in pratica.

Iconografia della Giustizia

Giustizia.jpgA questo punto, analizzerei sotto la lente dell’iconografia la prosopopea della Giustizia rappresentata da Piero del Pollaiolo, ora custodita con le altre tavole già analizzate nella Galleria degli Uffizi.

 

La posa di questa giovane donna è autorevole e decisa, il corpo occupa tutta la seduta e si dimostra saldo, come esemplificato anche nel gesto della mano che poggia sopra il globo, simbolo del mondo sul quale esercita il suo dominio. Un altro attributo classico, in sostituzione del globo terrestre è la bilancia, simbolo di equità.

Ma nella leggera torsione del busto e del volto è possibile percepire una sottile tensione verso il richiamo all’azione. Questo movimento, non a caso, coinvolge la mano che sostiene una spada a doppio taglio, che nella simmetria della lama permette di dirimere le faccende con armonia e ordine. Ed è possibile notare che su quel braccio è montata una porzione di armatura, come a suggerire l’idea che la Giustizia è sempre pronta a difendere il diritto che ha ciascuna persona che le sia riconosciuta la sua parte.

Personalmente, trovo che l’attributo della spada legata all’esercizio della Giustizia rimandi al racconto della proverbiale saggezza che il re Salomone, cui spettava il compito di amministrare la legge, dimostrò di fronte a un caso abbastanza spinoso (1Re 3:16-28): due puerpere si contendevano la maternità di un neonato, sostenendo vicendevolmente che l’altra avesse scambiato il proprio neonato morto per incidente con quello vivo.

Dopo avere ascoltato attentamente le due versioni e assistito all’acceso battibecco fra le due, Salomone ordinò che il neonato fosse diviso a metà da una spada e che venisse ripartito tra le due donne. Una delle due implorò allora il re di non procedere con la sentenza e che, piuttosto, venisse affidato all’altra donna la cura del bambino, purché rimanesse vivo.

L’altra puerpera si mostrò d’accordo con la sentenza di morte.

Ma Salomone, viste le reazioni, stabilì che il bimbo fosse affidato alla donna che si era proposta di rinunciarvi, pur di saperlo vivo.

Il racconto biblico si conclude con il riconoscimento che Salomone compie davanti alla comunità: quella donna è la madre, non tanto dal punto di vista biologico, ma perché si era comportata come una madre, infiammata dallo spirito di abnegazione nei confronti del piccolo.

In questo racconto viene, quindi, reso evidente come praticare la Giustizia possa valicare i confini stabiliti dalla legge degli uomini in favore di un senso più alto che porti a valorizzarne l’umanità.