Rinnovare la fiducia

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In questo momento le parole "crisi di fiducia" sono diventate quasi un rumore di fondo, così frequenti da non farci più effetto.

Questo nonostante sia chiaro che ciò che sta accadendo alle nostre democrazie, alle nostre istituzioni, al contratto sociale che teneva insieme le società occidentali è qualcosa di strutturale, non congiunturale.

I parlamenti sono percepiti come lontani e i leader come intercambiabili. Quante volte sentiamo dire che, in fondo, sono tutti uguali? E i media, poi? Inaffidabili, di parte, superficiali. Addirittura la scienza, negli ultimi anni, sembra essere diventata negoziabile.

La sfiducia non è più un'eccezione: è diventata la postura 'di default' di milioni di persone.

Che una società si organizzi intorno alla sfiducia, purtroppo, non solo la rende più burocratica e meno efficiente, la sgretola giorno dopo giorno polverizzando proprio il suo principale collante sociale.

Due anni fa scrivevo di fiducia su questo blog, partendo dall'etimologia latina di fides e arrivando agli SDGs dell'Agenda 2030.

Rileggendo quell'articolo oggi, mi colpisce quanto le domande che ponevo siano rimaste intatte o, anzi, si siano fatte più anche più urgenti.

Nel frattempo, infatti, il tono del discorso pubblico si è incattivito, la polarizzazione si è approfondita e la capacità collettiva di "saltare dalla finestra" - come scrive Michela Marzano - fidandosi che ci saranno braccia ad accoglierci, sembra essersi ulteriormente ridotta.

Per questo vi propongo di rileggerlo, per rimettere l’attenzione sulla fiducia come competenza, non solo come sentimento.

Se è una competenza si costruisce, si perde, si ripristina, si rinnova, si rigenera.

Con il nostro stile pragmatico, allora, vi invitiamo - e ci invitiamo - a smettere di lamentarsi della progressiva carenza o dell’assenza di fiducia nei contesti che abitiamo e nella società in generale, per cominciare a chiedersi: io, qui, ora, cosa sto facendo per coltivarla?

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Pausa riflessiva

Puoi usare queste domande come traccia per una scrittura libera di dieci minuti, come punto di partenza per una conversazione con qualcuno di cui ti fidi, o semplicemente come compagnia silenziosa durante una passeggiata.

L'importante è non rispondere troppo in fretta: la prima risposta che arriva è spesso quella più difensiva o più scontata.

Aspetta la seconda.

Sul tuo rapporto con la fiducia

C'è qualcuno o qualcosa di cui ti fidi profondamente, oggi? Cosa ha reso possibile quella fiducia?

Quando hai perso fiducia in qualcuno o in qualcosa di importante, cosa è cambiato in te, non solo nella relazione?

Covey sostiene che tutto inizia dalla fiducia in se stessi. Su una scala da 1 a 10, quanto ti fidi di te stesso in questo momento della tua vita? Cosa lo dice?

Sul tuo modo di stare nel mondo

Marzano scrive che la fiducia è "una scommessa", accettare di saltare senza la certezza di essere presi. C'è qualcosa o qualcuno(a) verso cui stai rimandando quel salto?

Pensa alla tua vita quotidiana: in quali gesti concreti - piccoli o grandi - stai coltivando fiducia? E in quali, forse senza accorgertene, stai alimentando sfiducia?

Dal personale al collettivo

Guardando il mondo intorno a te - il nostro Paese, le istituzioni, il discorso pubblico - cosa ti ha fatto perdere fiducia negli ultimi anni? E c'è qualcosa, invece, che te ne ha restituita un po'?

Il testo sopra chiude con una domanda provocatoria: io, qui, ora, cosa sto facendo per coltivare fiducia? Hai una risposta, anche parziale?

Pratica meditativa - La rete invisibile

Siediti in silenzio. Fai tre respiri lenti.

Poi inizia a visualizzare, uno ad uno, le persone di cui ti fidi, non necessariamente le più vicine, anche quelle periferiche: il medico, il vicino, il panettiere.

Lascia che emergano spontaneamente, senza forzare.

Osserva quante sono.

Osserva i fili che le connettono a te.

Quella rete è reale, anche se di solito è invisibile.

Portarla alla luce, anche solo per qualche minuto, può sorprenderti. 

Ed è un piccolo antidoto al cinismo.

Tempo: 5-7 minuti.